Terapia Infiltrativa Articolare Ecoguidata

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DESCRIZIONE DEL SERVIZIO DI TERAPIA INFILTRATIVA INTRA-ARTICOLARE  E LOCO-REGIONALE ECOGUIDATA OD ASSISTITA

LA TERAPIA INFILTRATIVA INTRA-ARTICOLARE E LOCO-REGIONALE ECOGUIDATA OD ASSISTITA viene usata in molte patologie dell’apparato muscolo-scheletrico sia di interesse reumatologico che ortopedico, oltre ai traumatismi (compresi quelli sportivi).
Questa metodica può essere usata sia nelle patologie infiammatorie (artriti, tendiniti ecc) sia in quelle degenerative o di origine meccanica (osteoartrosi ecc). La possibilità di miscelare i principi attivi (ad es. cortisonici e anestetici) ne amplia ulteriormente il campo di applicazione. Inoltre può essere un valido supporto alle terapie sistemiche, specie quando l’uso di farmaci ad azione sistemica è sconsigliabile o controindicato.

Che farmaci o agenti si possono infiltrare?

Generalmente i più utilizzati sono:

  • cortisonici

  • anestetici locali

  • acidi ialuronici

  • PRP (platelet rich plasma – plasma autologo ricco di piastrine) o PDGF(platelet-derived  growth factors)

  • miscela di ozono (O2-O3)

  • Bisfosfonati

La terapia interventistica ecoguidata è una branca della reumatologia e meno diffusa nell’ortopedia che comprende tutte le procedure mini-invasive diagnostiche e terapeutiche.

Le principali procedure interventistiche sono:

  • infiltrazioni articolari e tendinee eco-assistite
  • lavaggio articolare
  • biopsia sinoviale
  • biopsia cutanea
  • biopsia muscolo striato
  • biopsia delle ghiandole salivari minori
  • litoclasia percutanea eco-assistita

Alcune aree anatomiche quali le articolazioni dell’anca o le faccette articolari della colonna e il comparto tendineo necessitano di tecnica eco-guidate o eco-assistite per il corretto posizionamento degli strumenti. Tali tecniche permettono una maggior precisione di esecuzione con rischi minori delle tecniche tradizionali.

Il lavaggio articolare è una procedura mini-invasiva ambulatoriale in cui, mediante due cannule posizionate all’interno dell’articolazione (una di irrigazione e una di drenaggio), si procede ad un vero e proprio lavaggio dell’articolazione allo scopo di rimuovere detriti intra articolari, microcristalli, cataboliti e citochine pro-infiammatorie. La procedura si svolge in campo sterile a circuito chiuso e con una blanda anestesia locale.

Le biopsie sinoviali vengono eseguite mediante tecnica eco-assistita e consistono nel prelevare un piccolo frammento di sinovia da inviare ad esame anatomo-patologico.

La biopsia cutanea può essere eseguita con tecnica incisionale tradizionale oppure mediante punch. Si esegue in anestesia locale a livello ambulatoriale. Per biopsia incisionale si intende il prelievo di una losanga a tutto spessore di cute a cavallo tra la lesione da studiare e la cute sana. La biopsia punch si esegue con un dispositivo cilindrico e consiste nel prelievo a tutto spessore della cute da inviare ad esame anatomo-patologico.

La biopsia muscolare si esegue generalmente con tecnica incisionale tradizionale e prevede il prelievo di un campione di muscolo e della relativa fascia muscolare. E’ considerata a tutt’oggi il gold standard della diagnosi delle miopatie infiammatorie. In alcuni casi è possibile eseguire una ago biopsia anche se il materiale è generalmente insufficiente per eseguire tutti i test anatomo-patologici. Si esegue in regime ambulatoriale con anestesia locale.

La biopsia delle ghiandole salivari minori si esegue per la diagnosi della Sindrome di Sjogren. Può essere eseguita con tecnica incisionale oppure mediante punch, le ghiandole salivari minori verranno poi inviate per esame anatomo-patologico.

La litoclasia percutanea eco-assistita è una tecnica mini invasiva con cui vengono rimosse le calcificazioni intratendinee. Si tratta di una procedura ambulatoriale eseguita in anestesia locale.

Si definisce artrocentesi l’aspirazione di liquido dal cavo articolare. Per estensione viene comunemente definita artrocentesi anche l’aspirazione di liquido dalle guaine tendinee e dalle borse. E’ una procedura essenziale dell’attività del reumatologo e dell’ortopedico, sia ai fini diagnostici che terapeutici, come affermato dalle raccomandazioni e linee guida. In certi casi non eseguire un artrocentesi può portare anche a ripercussioni medico legali dato che lo specialista deve utilizzare tutte le metodiche a sua disposizione per giungere ad una diagnosi. Ad esempio, in una monoartrite acuta o nel sospetto di malattie da microcristalli o di una artrite settica è fondamentale procedere con l’artrocentesi per la raccolta del liquido sinoviale e la sua successiva analisi, così come è fondamentale nei casi di idrartro post traumatico o nel sospetto di emartro.

Quali sono le indicazioni per eseguire un’artrocentesi?

Ci sono DUE indicazioni principali:

  • artrocentesi diagnostica

  • artrocentesi terapeutica

Si considera la procedura di artrocentesi terapeutica nei casi di idrartro, specie quando voluminosi e associati a dolore e deficit funzionale. Un altro caso in cui l’artrocentesi è terapeutica è l’emartro. Lo stravaso di sangue in articolazione innesca la cascata della flogosi tramite la stimolazione delle citochine proinfiammatorie (TNFa – IL1 e IL6) da parte della emosiderina e del Ferro portando ad alterazioni fisiopatologiche del tessuto sinoviale e danneggiamento della cartilagine articolare, con distruzione della matrice condroide ed erosioni cartilaginee. Pertanto, nei casi di emartro post traumatico o da altra causa, è buona norma drenare il contenuto ematico dal cavo articolare. Nei casi di pazienti con diatesi emorragica (emofilia o altra coagulopatia congenita) con episodi ricorrenti di emartro spontaneo, l’artrocentesi non è da considerarsi terapeutica ma solo un ausilio per ridurre il dolore e la tumefazione articolare, mentre la terapia prevede l’impiego di farmaci quali i fattori della coagulazione o in caso di artropatia cronica si ricorre alla sinoviectomia o la sostituzione protesica.

Quali sono le sedi che possono essere sottoposte ad artrocentesi?

Praticamente tutte. E’ fondamentale saper scegliere gli strumenti adeguati alla sede che vogliamo trattare. Non solo, la scelta del giusto calibro dell’ago non deve essere presa solo in base alle dimensioni dell’articolazione da trattare, ma anche al suo possibile contenuto. Un liquido purulento o parzialmente organizzato sarà di difficile aspirazione con un ago molto sottile! Infine da tener presente anche la dimensione della siringa dato che la pressione negativa esercitata dallo stantuffo varia in base alle dimensioni.

L’avvento dell’ecografia nella pratica clinica del reumatologo rende oggi di facile e precisa esecuzione anche l’artrocentesi delle sedi articolari o extra-articolari più profonde o meno accessibili.

Il rischio principale è quello infettivo. L’uso di materiale sterile e monouso (guanti, aghi, siringhe etc) oltre ai disinfettanti ha abbattuto il rischio ad una percentuale compresa tra 1-2%.

Terapia infiltrativa

Cosa si intende per terapia infiltrativa?

La terapia infiltrativa non è altro che l’impiego locale di farmaci o agenti nella sede anatomica di interesse. Questo tipo di terapia si divide in due grandi gruppi, le infiltrazioni intra-articolari e le infiltrazioni periarticolari o extra-articolari.

Qual’è il razionale della terapia infiltrativa?

A grandi linee si può affermare che i vantaggi principali sono:

  • portare il farmaco solo nella sede colpita (quindi dove serve)

  • ad elevata concentrazione (quindi potenziandone l’effetto)

  • evitare la distribuzione sistemica dell’agente, limitandone quindi i possibili effetti collaterali

 

LA TERAPIA INFILTRATVA ECOGUIDATA ARTICOLARE E LOCO-REGIONALE Muscolo-Scheletrica vede nelle seguenti patologie le principali e più frequenti applicazioni:
  1. “SPALLA DOLOROSA” (la precedente “PERIARTRITE” che sottende molteplici varieta’ antomo-patologiche,  sindromi da “conflitto” sottoacromiale, calcificazioni dei  tendini della cuffia dei rotatori, borsite, capsulite adesiva, tenosinovite del tendine del capo lungo del bicipite, artrosi gleno-omerali e acromion-claveari, lesioni parziali e complete dell’entesi della cuffia, )
  2. EPICONDILITE – EPITROCLEITE
  3. MORBO DI DE QUERVAIN (TENOSINOVITE DELL’ABDUTTORE LUNGO, ESTENSORE BREVE DEL I ° DITO MANO)
  4. RIZARTROSI DEL POLLICE
  5. SINDROME DEL TUNNEL CARPALE
  6. CISTI O GANGLIO ARTROGENO DEL POLSO
  7. DITO A SCATTO (MORBO DI NOTTA)
  8. NODULI ARTROSICI ED OSTEOARTRITE EROSIVA DELLE MANI
  9. ALLUCE GOTTOSO ACUTO
  10. METATARSALGIA
  11. NEUROMA DI MORTON
  12. FASCITE PLANTARE
  13. TENDINOPATIA ACHILLEA ACUTA E CRONICA
  14. SPERONE CALCANEARE
  15. SINDROME DI HAGLUND
  16. SINDROME DEL SENO DEL TARSO
  17. SINDROME DEL TUNNEL TARSALE
  18. JUMPER’S KNEE (TENDINOPATIA ROTULEA ACUTA O CRONICA DEL SALTATORE)
  19. SINDROME RETTO-ADDUTTORIA (PUBALGIA DEL CALCIATORE)
  20. ARTROSI DELL’ANCA, DEL GINOCCHIO, CAVIGLIA E MANO
  21. CISTI PERI-ARTICOLARI
  22. BORSITE NEI VARI DISTRETTI ARTICOLARI
  23. DRENAGGIO DI EMATOMI ED ASCESSI
  24. MONO-OLIGOARTRITE ACUTA O CRONICA
  25. ARTROSI INTER-FACCETTARIA CERVICO-LOMBARE
  26. ARTROSI SACRO-ILIACA E SACRO-ILEITE IN CORSO DI SPONDILOARTRITI

SPALLA DOLOROSA

Molteplici sono le situazioni patologiche che possono determinare sintomatologia algica o iperalgica a carico della spalla, spesso con notevole disturbo del riposo notturno,  più o meno associate a limitazione funzionale e conseguente marcato scadimento della qualità di vita.  Molte patologie di spalla traggono NOTEVOLE e RAPIDO giovamento dalla TERAPIA INFILTRATIVA ECO-GUIDATA .

Spesso, nella nostra pratica ambulatoriale di TERAPIA ECO-GUIDATA-ASSISTITA Muscolo-Scheletrica, ci troviamo di fronte a sindromi da conflitto (impingement Syndrome),  lesioni parziali della cuffia, tendinopatia micro-macrocalcifica dei tendini della cuffia (calcificazioni tendinee),  borsite acuta con versamento intrabursale o cronica con ispessimento della borsa, tenosinovite del tendine del capo lungo del bicipite (TCLB), sinovite gleno-omerale primitiva o secondaria ad omartrosi.

Naturalmente tali espressioni cliniche, quando non chirurgiche,  possono essere trattate con terapie ben tollerate, variamente modulate, mirate, efficaci, relativamente rapide e sicure.

TENDINOPATIA CALCIFICA DI SPALLA

Trattasi di una condizione caratterizzata dalla formazione di depositi di calcio all’interno dei tendini  che determinano la mobilita’ dell’articolazione scapolo-omerale. Clinicamente la patologia diventa di pertinenza acuta quando compaiono flogosi acute della borsa e/o tei tendini che contengono la calcificazione.  IL TRATTAMENTO ECO-ASSISTITO da noi proposto  nella patologia calcifica è una tecnica concettualmente semplice, ambulatoriale, che si esegue sotto guida ecografica, in anestesia locale. Essa prevede prevede l’introduzione mirata, ecoassistita, di due aghi nella calcificazione (tecnica a due aghi):  attraverso un ago si inietta la soluzione fisiologica che scioglie la calcificazione, così come l’acqua fa con il gesso. Dall’altro ago fuoriesce il calcio  disciolto.

 C: calcificazione; punte di freccia: ago

Segue poi l’abbondante lavaggio della borsa con soluzione fisiologica, quindi l’iniezione mirata di uno steroide nella borsa (non all’interno del tendine) che aiuta il processo di recupero funzionale. Il trattamento è eseguito sotto assistenza ecografica e pertanto l’ecografia è l’unica indagine utilizzata anche se a volte si richiede una radiografia come complemento diagnostico. Il trattamento inizierà con l’iniezione dell’anestetico locale e continuerà con il “lavaggio” della calcificazione, infine l’infiltrazione intrabursale con CORTICOSTEROIDE.

Il trattamento include:

Ecografia DIAGNOSTICA

Trattamento (seduta)

Controllo clinico-ecografico a distanza

Eventuale ripetizione del trattamento (entro il mese).

PERCORSO

Rivolgersi al Tel: 330 277689

specificando una valutazione per trattamento percutaneo eco-assistito di TENDINOPATIA CALCIFICA DI SPALLA 

 

SINDROME DA CONFLITTO (impingement syndrome), BORSITE ACUTA E CRONICA, LESIONI PARZIALI DELLA CUFFIA DEI ROTATORI

Le borse sierose sono strutture presenti nel nostro organismo interposte tra tendini ed ossa e tra muscoli ed articolazioni al fine di favorire lo scorrimento e diminuire l’attrito durante il movimento. Al loro interno viene prodotto del liquido per consentire la lubrificazione delle pareti della borsa durante il movimento. Nell’impingement e nella lesione parziale spesso si associa la distensione bursale con dolore soprattutto al movimento in abduzione dell’articolazione scapolo-omerale.

AGOASPIRAZIONE ECOGUIDATA DELLA BORSA

La TERAPIA consiste nell’aspirazione eco-assistita  del versamento liquido, se presente,  con  svuotamento della borsa. A seguire viene eseguita infiltrazione intra-bursale di steroide.

Frequentemente, soprattutto quando risultano dominanti aspetti cronico-aderenziali o in presenza di LESIONI PARZIALI DELLA CUFFIA o di IMPINGEMENT SYNDROME, si provvede ad infiltrazione intra-bursale o perientesica od intra-tendinea con acido ialuronico e miscela O2-O3 (1-3 cc) in alternativa trattamento con PRP (tre-quattro sedute a distanza di 15-20 giorni l’una dall’altra).

Preferiamo eseguire il trattamento in tre-quattro sedute per evitare la somministrazione contemporanea di acido ialuronico e cortisonico in quanto quest’ultimo potrebbe denaturare l’acido ialuronico, riducendone così l’efficacia.

 

Il trattamento comprende:

Ecografia DIAGNOSTICA

Trattamento (2-4 sedute)

Esercizi di fisioterapia

Controllo clinico-ecografico a distanza.

PERCORSO

Rivolgersi al Tel: 330 277689

specificando una valutazione per trattamento loco-regionale ecoassistito di spalla per BORSITE, CONFLITTO SUBACROMIALE E/O LESIONE PARZIALE DELLA CUFFIA.

 

OSTEOARTROSI Gleno-Omerale (omartrosi)

L’Articolazione gleno-omerale rappresenta l’articolazione tra l’omero e la fossa glenoide ed è l’articolazione piu mobile di tutto il corpo. Questa articolazione non è una vera e propria enartrosi. È stabilizzata da un elevato numero di muscoli e legamenti, fra cui in quattro muscoli della cuffia dei rotatori (sopraspinato, infraspinato, piccolo rotondo e sub-scapolare) che servono da stabilizzatori dinamici dell’articolazione. Stabilizzatori statici sono la capsula articolare, il labbro glenoide ed il legamento gleno-umerale. Le tre  indicazioni principali per le iniezioni nell’articolazione gleno-omerale sono:

  • l’osteoartrosi (OMARTROSI)
  • la capsulite adesiva
  • artrite

L’articolazione gleno-omerale può essere infiltrata con un approccio anteriore, posteriore, e superiore. Quello anteriore e posteriore sono i più utilizzati. I principali riferimenti anatomici per l’infiltrazione in questo sito sono la testa dell’omero, il processo coracoide e l’acromion. L’iniezione ecoguidata in questa articolazione viene effettuata su un paziente in decubito laterale opposto alla spalla da trattare e la sonda ecografica è posizionata in modo da ottenere una sezione assiale posteriore dell’articolazione identificata attraverso la glena, il labbro, la faccia posteriore della testa omerale e la capsula articolare gleno umerale posteriore coperta dal tendine sottospinoso. L’ago segue tangenzialmente la curvatura della testa omerale. Una rotazione esterna permette di accumulare il liquido all’interno del recesso posteriore. Se fosse necessario, l’iniezione può essere praticata per via anteriore infiltrando il recesso bicipitale.

 

Il trattamento comprende:

Ecografia DIAGNOSTICA

Trattamento (2-4 sedute)

la prima con cortisone Depot (una fiala kenacort 40 mg) dopo eventuale aspirazione eco-assistita di versamento, la seconda e terza e quarta con acido ialuronico piu’ miscela O2-O3 (1-4 cc), in alternativa trattamento con PRP (tre-quattro sedute a distanza di 15-20 giorni l’una dall’altra).

CAPSULITE ADESIVA

 È conosciuta più comunemente come “spalla congelata” ed è un’infiammazione della capsula articolare gleno-omerale. La malattia ha un decorso lungo, anche di 1-2 anni  la capsula ed i legamenti perdono la loro naturale elasticita’, si ispessiscono e si retraggono, ostacolando progressivamente i movimenti, fino ad abolirli del tutto. Da qui la definizione di “spalla congelata”.  Le cause sono, al momento, sconosciute. A volte si verifica dopo un trauma o un intervento chirurgico che hanno richiesto l’immobilizzazione dell’arto superiore, oppure in persone con una lesione della cuffia dei rotatori o di una sindrome da conflitto subacromiale. Le fasi iniziali sono caratterizzate da un dolore molto intenso, spesso notturno e che impedisce al paziente di risposare adeguatamente. Una radiografia sarà indispensabile per escludere lesioni ossee e, nei casi dubbi, verrà richiesta anche una ecografia e/o risonanza magnetica.

ll trattamento comprende:

Ecografia DIAGNOSTICA

Trattamento (4 sedute)

la prima con cortisone Depot (mezza fiala triamcinolone acetonide 20 mg), la seconda e terza e quarta con acido ialuronico piu’ miscela O2-O3 (1-4 cc),  in alternativa trattamento con PRP (tre-quattro sedute a distanza di 15-20 giorni l’una dall’altra)

OSTEOARTROSI Acromio-Clavicolare

L’articolazione acromio-clavicolare è una diartrosi che connette l’acromion alla clavicola distale. Il legamento acromio-clavicolare è debole e garantisce poca stabilità articolare. Il legamento coraco-clavicolare, al contrario, garantisce un supporto strutturale maggiore all’articolazione ed è il principale legamento danneggiato durante una distorsione acromio-clavicolare (lussazione acromio-clavicolare). Le indicazioni per le infiltrazioni in questa articolazione includono l’osteolisi clavicolare distale, e l’osteoartrosi. L’articolazione acromio-clavicolare è di facile acceso. L’approccio può essere postero-superiore sul paziente seduto di schiena rispetto all’operatore.

 

Il trattamento comprende:

Ecografia DIAGNOSTICA

Trattamento (2 sedute) la prima con cortisone Depot (1/4 triamcinolone f.), la seconda  con acido ialuronico (formulazione mini -1 cc) e miscela O2-O3 (1 cc).

 

OSTEOARTROSI Sterno-Clavicolare

L’articolazione sterno-clavicolare è formata dall’incontro fra l’estremità sternale della clavicola, la faccia articolare del manubrio dello sterno e la prima cartilagine costale. Questa articolazione viene infiltrata con un approccio anteriore che permette di indentificare facilmente l’interlinea articolare (superficie articolare) e di controllare visivamente la progressione dell’ago in profondità.

l trattamento comprende:

Ecografia DIAGNOSTICA

Trattamento (2 sedute) la prima con cortisone Depot (1/4 triamcinolone f.) , la seconda  con acido ialuronico (formulazione mini – 1cc) piu’ miscela O2-O3 (1 cc).

PERCORSO

 Rivolgersi al Tel: 330 277689

specificando una valutazione per trattamento loco-regionale percutaneo eco-assistito per ARTROSI E/O ARTRITE DI SPALLA  E/O CAPSULITE ADESIVA E/O LESIONI CUFFIA ROTATORI

EPICONDILITE – EPITROCLEITE

 L’epicondilite laterale, comunemente conosciuta come “gomito del tennista”, consiste nell’infiammazione e/o degenerazione (se di lunga durata) dei tendini dei muscoli estensori dell’avambraccio. Questi muscoli si inseriscono all’esterno del gomito e permettono di sollevare il polso (e dita in particolare). Il dolore può essere avvertito nel punto in cui le fibre tendinee di questi muscoli aderiscono all’osso (entesi) della parte esterna del gomito o per tutta la lunghezza dei muscoli. In genere è più intenso durante o dopo gli sforzi in estensione compiuti con la mano e il polso.Questa patologia è più  frequente in coloro che seguono la pratica del tennis a causa di una scorretta tecnica di gioco.

L’epicondilite mediale o epitrocleite è un processo flogistico dei tendini dei muscoli flessori dell’ avambraccio, che si inseriscono sul versante interno del gomito e viene chiamata anche “gomito del golfista”.

Ecografia Dedicata con supplemento di esame Color-Power.
infiltrazione ecoguidata
 Trattamento ECO-GUIDATO con posizionamento dell’ago nel target

La terapia LOCO-REGIONALE ecoassistita, dopo accurata sterilità e anestesia locale, consiste nell’ introduzione sotto guida ecografica di ago 25 g, needling e bleeding, iniezione intra-tendinea di acido ialuronico a basso peso molecolare e (talvolta) minima dose di steroide rigorosamente extratendineo  con succesiva miscela O2-O3 (1-3 cc) INTRA  e  PERI-TENDINEO in alternativa trattamento con PRP (tre-quattro sedute a distanza di 15-20 giorni l’una dall’altra)

Il  trattamento comprende:

Ecografia diagnostica

Trattamento ecoguidato (2-5 sedute)

Esercizidi fisioterapia

Controllo clinico-ecografico a distanza di dieci-venti giorni.

 

PERCORSO

Rivolgersi al Tel: 330 277689

specificando una valutazione per trattamento loco-regionale percutaneo ecoassistito di EPICONDILITE e /o EPITROCLEITE

 

TENOSINOVITE ESSUDATIVA  (I° CANALE ESTENSORE DEL CARPO) O MORBO DI DE QUERVAIN

L’ecografia è ormai riconosciuta golden standard nell’esame dei tendini. La tenosinovite e la lacerazione dei tendini sono normalmente esaminate attraverso ultrasuoni. Nel trattamento delle tendinopatie è universalmente riconosciuto il fatto che occorre evitare l’iniezione intra-tendinea. Il principio generale, in presenza di una tendinopatia, è quello di infiltrare la guaina tendinea se ne possiede una, una borsa satellite o eventualmente un’articolazione che il tendine incrocia essendo aderente alla capsula articolare. Tra le principali indicazioni nell’arto superiore si ritrovano la tenosinovite di De Quervain (abduttore lungo ed estensore breve del pollice)  e la tenosinovite essudativa del flessore composito di I° dito che sono le manifestazioni sinovitiche più frequenti in generale e le tenosinoviti dei tendini flessori ed estensori delle dita.

NITIDO VERSAMENTO (*) PERITENDINEO DI ENTITA’ VARIABILE ALL’ESAME ECOGRAFICO A LIVELLO DEI FLESSORI DELLE DITA.
A LIVELLO DEL II DITO IL LIQUIDO DETERMINA IL CLIVAGGIO DEL SUPERFICIALE (FRECCIA) DAL PROFONDO

La terapia LOCO-REGIONALE ecoassistita, dopo accurata sterilità e anestesia locale, consiste nell’ introduzione sotto guida ecografica di ago 25 g, iniezione intra-sinoviale (guaina) di acido ialuronico a basso peso molecolare e  minima dose di steroide rigorosamente extratendineo  con succesiva miscela O2-O3 (1 cc)   peritendineo.

 

Il  trattamento comprende:

Ecografia diagnostica

Trattamento ecoguidato (2-4 sedute)

Controllo clinico-ecografico a distanza di dieci-venti giorni.

PERCORSO

Rivolgersi al Tel: 330 277689

specificando una valutazione per trattamento loco-regionale ecoassistito di Morbo di De Quervain o tenosinovite essudativa

RIZARTROSI

La rizoartrosi o artrosi trapezio-metacarpale colpisce l’articolazione carpo-metacarpale della mano. La malattia è degenerativa della cartilagine articolare con conseguente compromissione del movimento delle due ossa interessate a livello articolare e insorgenza di dolore; con l’avanzare della malattia il dolore è più accentuato in corso di movimento ma può comparire anche a riposo. Il dolore è localizzato a livello della base del I° dito della mano (pollice), ed è evocabile con la palpazione della zona interessata. Il paziente non riesce a fare la pinza con il pollice e l’indice a causa del dolore. La diagnosi è clinica ovvero mediante visita specialistica; può essere confermata con l’esame ecografico mirato dell’articolazione trapezio-metacarpale. La terapia in fase iniziale prevede di mantenere a riposo l’articolazione mediante tutori appositi, inoltre trattamento con farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) per via generale. È spesso indicata la terapia infiltrativa intrarticolare ecoguidata dopo mancata risposta a terapia medica. Raramente vi è l’indicazione al trattamento chirurgico mediante intervento di artrodesi.

 La terapia LOCO-REGIONALE eco-assistita, dopo accurata sterilità e anestesia locale, consiste nell’ introduzione sotto guida ecografica di ago 25 g, iniezione intra-articolare cortisonico depot (5-10 mg)  nella prima seduta e successivamente di acido ialuronico a basso peso molecolare (due sedute) con succesiva miscela di O2-O3 (1 cc) in alternativa trattamento con PRP (tre-quattro sedute a distanza di 15-20 giorni l’una dall’altra) .

 Il  trattamento comprende:

Ecografia diagnostica

Trattamento ecoguidato (3-4 sedute).

Controllo clinico-eco dopo 4 settimane.

 

PERCORSO

Rivolgersi al Tel: 330 277689

specificando una valutazione per trattamento loco-regionale ecoassistito di RIZARTROSI

SINDROME DEL TUNNEL CARPALE 

La sindrome del tunnel carpale è dovuta alla compressione del nervo mediano all’interno di uno spazio delimitato inferiormente da una serie di ossa del polso, a forma di “U”, e superiormente da un legamento, detto “legamento trasverso del carpo”. All’interno del “Tunnel Carpale” passano difatti nove tendini ed un nervo. I tendini non subiscono grosse alterazioni dalla compressione; viceversa il nervo, che è la struttura più delicata, và gradualmente in degenerazione se la condizione patologica non viene trattata. Le conseguenze vengono percepite come un’alterazione della sensibilità al pollice, indice, medio e metà dell’anulare, note come parestesie (formicolii), e nei casi più gravi, si può arrivare a veri propri dolori diffusi dalle dita all’avambraccio, più marcati al mattino. Con il passare del tempo i deficit riportati diventano permanenti incidendo sulla sensibilità delle prima 3 dita e sulla forza dei muscoli del pollice che non possono essere curati dall’intervento chirurgico. E’ indicata la terapia loco-regionale ecoassistita nelle fasi iniziali di malattia dove i risultati positivi sfiorano il 100%.

L’eco evidenzia un edema precanalare (1) con iniziale deformazione del tratto canalare del nervo (2) in sindrome del tunnel carpale iniziale

La terapia LOCO-REGIONALE ecoassistita, dopo accurata sterilità e anestesia locale, consiste nell’introduzione sotto guida ecografica di ago 25 g, iniezione peri-neurale di  cortisonico depot (1/6 fiala)  nella prima seduta e successivamente di acido ialuronico a basso peso molecolare (due sedute) con succesiva miscela di O2-O3 (1 cc).

Il  trattamento comprende:

Ecografia diagnostica

Trattamento ecoguidato (2-4 sedute)

Controllo clinico-ecografico a distanza di dieci-venti giorni.

PERCORSO

 Rivolgersi al Tel: 330 277689

specificando una valutazione per trattamento loco-regionale ecoassistito per TUNNEL CARPALE

 GANGLIO ARTOGENO DEL POLSO

I gangli sono neoformazioni benigne, che risultano dalla degenerazione della capsula articolare. Il polso ne è la sede più frequente. Possono formarsi sia sulla faccia dorsale (70%) che su quella palmare (30%), e vengono anche comunemente denominati igromi, cisti gangliari, cisti sinoviali o cisti artrogene. Prendono origine dall’articolazione del polso attraverso un sottile peduncolo. In alcuni pazienti il riscontro è occasionale con esame ECOGRAFICO eseguito per dolore. Il ganglio può anche riassorbirsi spontaneamente.

ganglio “classico” dorsale del polso

Il trattamento deve essere adattato ai sintomi, ai limiti funzionali e al fastidio di tipo estetico che questa neoformazione può causare. La terapia farmacologica con antinfiammatori non steroidei è puramente palliativa; l’uso di un tutore per il polso può, in alcuni casi, favorirne il riassorbimento. È inoltre possibile aspirarne il liquido e di seguito iniettare farmaci sotto controllo ecografico.

Il nostro trattamento comprende: La terapia LOCO-REGIONALE ecoassistita, dopo accurata sterilità e anestesia locale, introduzione sotto guida ecografica di ago 21-23 g con agoaspirazione, iniezione successiva intra-articolare  di cortisonico depot (1/2 fiala)  nella prima seduta e successivamente di miscela di O2-O3 (1-2 cc).

 Ecografia diagnostica

Trattamento ecoguidato (2-3 sedute)

Controllo clinico-ecografico a distanza di dieci-venti giorni.

PERCORSO

 Rivolgersi al tel.: 330 277689

specificando una valutazione per trattamento loco-regionale ecoassistito per  GANGLIO ARTROGENO

DITO A SCATTO (MORBO DI NOTTA)

Per comprenderlo bisogna fare un breve cenno alla funzione dei tendini. Queste strutture hanno la funzione di inserirsi a livello osteo-articolare e di produrre il movimento. Semplificando si potrebbe dire che sono le corde che permettono alle dita di flettersi. Quando passano dal palmo alle dita le corde tendinee sono tenute aderenti al piano osseo da alcune strutture denominate puleggie, che sono dei piccoli tunnel di tessuto fibroso. Quando il tendine va incontro ad un processo infiammatorio aumenta di volume, pertanto il suo scorrimento nel tunnel diventa difficoltoso fino al blocco completo, creando un ingrossamento palpabile (pseudo nodulo) alla base delle dita.  L’ispessimento del tendine che in fase iniziale e’ sempre liquido (tenosinovite), può prodursi senza una causa ben precisa. A volte vi sono delle cause lavorative dovute a gesti manuali frequenti e ripetitivi come ad esempio il parrucchiere che taglia con le forbici. Tra i fattori predisponenti ci sono sicuramente le malattie reumatiche che portano ad infiammazioni frequenti dei tendini e il diabete.

Tipico ispessimento ipoecogeno sovrastante il tendine flessore composito (superficiale e profondo) in scansione longitudinale.

La terapia LOCO-REGIONALE ecoassistita, dopo accurata sterilità, consiste nell’ introduzione sotto guida ecografica di ago 25 g, iniezione intra-sinoviale (guaina) di acido ialuronico a basso peso molecolare e  minima dose (2-5 mg) di steroide rigorosamente extratendineo  con succesiva miscela di O2-O3 (1 cc)  a livello peritendineo in alternativa trattamento con PRP (tre-quattro sedute a distanza di 15-20 giorni l’una dall’altra) .

Il  trattamento comprende:

Ecografia diagnostica

Trattamento ecoguidato (2-4 sedute)

Controllo clinico-ecografico a distanza di dieci-venti giorni.

PERCORSO

 Rivolgersi al tel.: 330 277689

specificando una valutazione per trattamento loco-regionale percutaneo ecoassistito per DITO A SCATTO

OSTEOARTRITE EROSIVA (OAE) E NODULI ARTROSICI DELLE MANI

L’artrosi erosiva delle mani (OAE) e’ una forma di artrosi riconoscibile per caratteristiche cliniche, radiografiche ed ecografiche distintive e per la sua speciale evoluzione flogistica e destruente (osteoartrosi infiammatoria).
I segni cardinali dell’OAE sono la presentazione dolorosa e flogistica a livello delle IFP, delle IFD e delle TMC; senza simmetria rigorosa. La condrolisi evolve rapidamente e si formano erosioni articolari “centrali” fuori dalle aree nude. L’evoluzione della malattia e’ caratterizzata dall’installazione di anchilosi fibrosa od ossea nelle articolazioni colpite. I noduli artrosici di Heberden e Bouchard invece si distinguono dalla forma precedente perche prevalgono i fenomeni neoformativi apposizionali e sono assenti o quasi i fenomeni erosivi. Le ortesi in posizione di funzione, la sospensione di lavoro pesante o ripetitivo sono utili per favorire la risoluzione del processo infiammatorio acuto e limitare le deformita’ articolari, mentre lievi trazioni manuali ripetute ed idonei esercizi attivi o attivi-assistiti giovano nel mantenimento della funzione. I cortisonici debbono essere evitati  o ridotti alle fasi di estrema acuzie perche’ peggiorano il danno osteocondrale. I FANS sono di aiuto relativo, mentre difosfonati e farmaci condroprotettivi possono essere una utile alternativa nelle forme dolorose CRONICHE.

La terapia LOCO-REGIONALE eco-assistita, dopo accurata sterilità, consiste nell’ introduzione sotto guida ecografica di ago 25 g, iniezione intra-articolare di acido ialuronico (ultra-mini) a basso peso molecolare e  minima dose di steroide (triamcinolone 2-5 mg) rigorosamente intra-articolare  SOLO in acuzie con succesiva miscela di O2-O3 (1 cc).

Il  trattamento comprende:

Ecografia diagnostica

Trattamento ecoguidato (3 sedute)

Controllo clinico-ecografico a distanza di venti giorni.

PERCORSO

 Rivolgersi al tel.: 330 277689

specificando una valutazione per trattamento loco-regionale percutaneo ecoassistito per ARTROSI DELLE MANI

ALLUCE GOTTOSO ACUTO

 Normalmente l’artrite gottosa acuta si presenta all’improvviso. Può essere precipitata da microtraumi, da un eccesso di cibo ricco di purine o di alcol, da un intervento chirurgico, dalla fatica, dallo stress psichico o da stress medici (p. es., infezioni o occlusioni vascolari). Il dolore mono- o meno spesso poliarticolare acuto, spesso notturno, è generalmente il primo sintomo. Il dolore diventa progressivamente più grave ed è spesso insopportabile. I segni clinici somigliano a quelli di un’infezione acuta con calore, rossore, tumefazione e dolore vivo. La cute sovrastante è tesa, calda, lucida e di colore rosso porpora. L’articolazione metatarsofalangea dell’alluce è in genere coinvolta (podagra), ma l’arco plantare, la caviglia, il ginocchio, il polso e il gomito sono anche sedi comuni.

 La terapia LOCO-REGIONALE ecoassistita riesce a stroncare l’attacco acuto senza bisogno di farmaci per os , dopo accurata sterilità, consiste nell’ introduzione sotto guida ecografica di ago 25 g, iniezione intra-articolare di  minima (2-4 mg) dose di steroide (triamcinolone) IN PARTE ANCHE peri-articolare  solo in acuzie con succesiva miscela di O2-O3 (1 cc).

 Il  trattamento comprende:

Ecografia diagnostica

Trattamento ecoguidato (1-4 sedute)

Controllo clinico-ecografico a distanza di venti giorni.

PERCORSO

 Rivolgersi al tel.: 330 277689

specificando una valutazione per trattamento loco-regionale percutaneo ecoassistito per ALLUCE GOTTOSO ACUTO

METATARSALGIA

Metatarsalgia è un termine generico per indicare un dolore nella parte anteriore della pianta del piede. Il termine deriva dalle ossa metatarsali che sono situate alla base delle dita. La loro estremità è arrotondata e prende il nome di “testa” e si articola con la prima falange del dito corrispondente. Il dolore della metatarsaglia è appunto localizzato, nella maggior parte dei casi, a livello della testa del 2°, 3° e 4° metatarsale. Il 1° ed il 5° sono interessati più raramente.
Il dolore origina da un’eccessiva pressione applicata sulla testa del metatarsale che, a sua volta, comprime i tessuti molli circostanti e ne provoca l’infiammazione. La cute reagisce ispessendosi e formando una callosità (ipercheratosi).
Alcuni fattori congeniti o acquisiti possono favorire il problema: un osso metatarsale più lungo o più corto degli altri, un arco del piede molto alto o, al contrario, un piede piatto. Tra i fattori acquisiti, la deformità di un dito (ad es. un dito a martello ), l’alluce valgo  o l’alluce rigido, l’ artrosi o le artriti. Un altro fattore favorente è l’uso di scarpe con tacco molto alto, o con suole non imbottite adeguatamente che accentua il carico sulle ossa metatarsali. Lo stesso vale per il sovrappeso. Il problema inoltre, può essere acuito dall’invecchiamento che assottiglia il cuscinetto di grasso che c’è sotto la pianta del piede e che svolge una funzione di ammortizzatore. Per tutti questi ultimi motivi, è frequente che il problema interessi entrambi i piedi.

La terapia eco-assistita (3-4 sedute) consiste, previa accurata sterilità ed anestesia locale,   nell’introduzione sotto assistenza ecografica di ago 25 G,

 -minima (5 mg triamcinolone) dose di steroide INTRA-ARTICOLARE nella II° o III° MTF in caso di marcata flogosi rilevata all’ecografia

-iniezione intra-articolare di acido ialuronico a formulazione mini (1 ml),

 -miscela O2-O3 (1cc).

PERCORSO

Rivolgersi al tel.: 330 277689

specificando una valutazione per eventuale trattamento loco-regionale eco-assistito per METATARSALGIA

NEUROMA DI MORTON

Il neuroma di Morton è un ingrossamento di un piccolo nervo interdigitale, di solito quello che passa tra il terzo ed il quarto dito. Il neuroma probabilmente è il risultato di un’irritazione cronica del nervo, le scarpe sono spesso corresponsabili: quelle a punta stretta comprimono le teste metatarsali una contro l’altra, schiacciando i nervi interdigitali, mentre i tacchi alti concentrano il peso sulla parte anteriore del piede, aumentando la pressione sulle strutture dell’avampiede. I più frequenti sono il dolore e le disestesie (alterata sensibilità) nelle due dita adiacenti al neuroma. Il dolore è acuto, a volte con senso di bruciore, ed intermittente. La visita è spesso sufficiente per sospettare la presenza del neuroma. Lo specialista comunque, vi richiederà un esame radiografico, per escludere che il dolore provenga dall’osso ed un’ecografia che permette di evidenziare il neuroma se superiore ai 3 mm e differenziarlo da cisti sinoviali tendogena.

La terapia eco-assistita (tre sedute) consiste, previa accurata sterilità ed anestesia locale,   nell’introduzione sotto assistenza ecografica di ago 23-25 G,

-minima (2 mg) dose di steroide peri-neurale in caso di marcata flogosi.

-iniezione perineurale  (due sedute) di miscela O2-O3 (1 cc).

PERCORSO

Rivolgersi al tel.: 330 277689

specificando una valutazione per eventuale trattamento loco-regionale eco-assistito per NEUROMA DI MORTON

FASCITE PLANTARE

Per fascite plantare si intende un processo infiammatorio del cosiddetto “legamento arcuato” altrimenti denominato “aponeurosi plantare”, che è una fascia fibrosa che decorre in avanti dalla zona mediale del calcagno fino a fondersi con i legamenti che s’inseriscono sulle dita. Di solito il processo infiammatorio avviene a livello della inserzione calcaneare (meno vascolarizzata), può essere o meno associato  alla spina calcaneare e cioè ad una formazione ossea speroniforme che si forma a livello del processo mediale del calcagno. La fascite plantare avviene per modificazioni degenerative dovute a microtraumi ripetuti a livello dell’inserzione della fascia plantare che causano una periostite da trazione e microlacerazioni, dovuta quindi ad una eccessiva sollecitazione, talvolta anche per deposito locale di microcristalli (urato e/o pirofosfato) o noxe flogogene topiche in corso di artriti croniche. Secondo recenti studi clinici, la combinazione della tecnica  ecografica con l’infiltrazione di corticosteroidi risulta efficace nell’alleviare i sintomi comuni del dolore del piede determinati dal fenomeno infiammatorio ed è preferibile rispetto ad interventi condotti alla cieca  che potrebbero danneggiare la fascia plantare.

La terapia eco-assistita (cinque sedute) consiste, previa accurata sterilità ed anestesia locale,   nell’introduzione sotto assistenza ecografica di ago 21 G,

-needling e bleeding,

-minima dose iniziale (2 mg di triamcinolone) di steroide perifasciale in caso di marcata flogosi dell’entesi.

-iniezione intratendinea di acido ialuronico a basso peso molecolare (due),

-miscela O2-O3 (1-3 cc) due sedute.

in alternativa trattamento con PRP (tre-quattro sedute a distanza di 15-20 giorni l’una dall’altra)

 

PERCORSO

Rivolgersi al tel.: 330 277689

specificando una valutazione per eventuale trattamento loco-regionale eco-assistito di FASCITE PLANTARE

TENDINOPATIA ACHILLEA

La tendinopatia achillea è un’affezione flogistica e/o degenerativa del tendine di Achille. Coinvolge solitamente chi pratica sport, dopo i 18 anni, che sovraccaricano tale tendine come la corsa, il salto, calcio ecc. od in corso di malattie reumatiche (artriti acute e croniche e dismetaboliche),  spondilo-artriti sieronegative.  Le cause più frequenti sono: microtraumatismi ripetuti (calzature inidonee, errori di allenamento, campi di gara incongrui), ipersollecitazioni funzionali, alterazioni anatomiche e funzionali del piede, predisposizione genetica. Frequente nel calcagno è la sindrome di Haglund, patologia della regione calcaneare posteriore caratterizzata da borsite retroachillea, tendinopatia inserzionale del tendine di Achille e prominenza dell’angolo calcaneare superiore che determina impingement con la faccia anteriore del tendine d’Achille.

La terapia eco-assistita, dopo accurata sterilità ed anestesia locale,  consiste nell’introduzione sotto guida ecografica di ago 23 -25 G,

needling e bleeding di eventuale spina achillea dorsale,

eventuale minima dose iniziale di steroide RIGOROSAMENTE extra-tendineo, aspirazione se  borsite retro e pre-calcaneare.

iniezione intratendinea e peritendinea di acido ialuronico a basso peso molecolare (due),

miscela O2-O3 (1-3 cc) due sedute;

in alternativa trattamento con PRP (tre-quattro sedute a distanza di 15-20 giorni l’una dall’altra)

Il trattamento comprende

Ecografia diagnostica

Trattamento (5 sedute)

Controllo clinico-ecografico a distanza.

PERCORSO

Rivolgersi al tel.: 330 277689

specificando una valutazione per eventuale trattamento Loco-Regionale eco-assistito di TENDINOPATIA ACHILLEA

SPERONE CALCANEARE 

La Spina o Sperone calcaneare è una neoformazione ossea benigna situata nella zona inferiore del tallone. Questa formazione ossea ha la punta rivolta verso le dita, e si trova generalmente nella parte infero-mediale del calcagno, il dolore che si avverte è di tipo puntiforme. È causata dall’infiammazione dell’inserzione (entesi) della fascia plantare sul tallone con conseguente deposito di sali di calcio. A lungo termine questo accumulo di sali di ossidato di calcio a livello del tallone porta alla formazione della Spina calcaneare la quale può perpetuare la flogosi locale. Non sempre la spina calcaneare provoca problemi; infatti il 20% dei portatori di spina calcaneare convive asintomaticamente con essa. Nel caso dello sportivo tale convivenza asintomatica è più difficile perché la spina fa aumentare le probabilità che si infiammi la fascia plantare che si inserisce sul tallone.Il riposo sportivo è vivamente consigliato trattandosi di patologia strettamente legata al movimento della struttura interessata.

La terapia eco-assistita, dopo accurata sterilità ed anestesia locale, consiste nell’introduzione sotto guida ecografica di ago 23 -25 G,

needling e bleeding di eventuale spina calcaneare plantare

eventuale minima dose di steroide RIGOROSAMENTE extra-tendineo

iniezione intra-entesica e perientesica di acido ialuronico a basso peso molecolare con

miscela O2-O3 (1-3 cc)- tre sedute.

Il trattamento comprende

Ecografia diagnostica

Trattamento (4-5 sedute)

Controllo clinico-ecografico a distanza.

PERCORSO

Rivolgersi al tel.: 330 277689

specificando una valutazione per trattamento loco-regionale ecoassistito di SPERONE CALCANEARE

SINDROME DI HAGLUND 

L’osteocondrosi dell’apofisi posteriore del calcagno è una forma che colpisce generalmente i soggetti di età compresa fra gli 8 e i 13 anni. Nelle fasi acute il dolore provocato dall’infiammazione impedisce di indossare scarpe.
Con una radiografia si verifica la sporgenza abnorme del calcagno, mentre l’ecografia identifica la presenza di un’eventuale borsite e tendinopatia achillea associata.

La TERAPIA consiste nell’aspirazione eco-assistita  del versamento liquido, se presente,  con  svuotamento della borsa. A seguire viene eseguita infiltrazione intra-bursale di steroide poi successivamente l’altra seduta di acido ialuronico ed O2-O3.

Preferiamo eseguire il trattamento in due sedute per evitare la somministrazione contemporanea di acido ialuronico e cortisonico in quanto quest’ultimo potrebbe denaturare l’acido ialuronico, riducendone così l’efficacia.

-minima dose di steroide perifasciale in caso di marcata flogosi dell’entesi.

-iniezione intratendinea di acido ialuronico a basso peso molecolare,

-miscela O2-O3 (1 cc).

Il trattamento comprende:

Ecografia DIAGNOSTICA

Trattamento (2-3 sedute)

Controllo clinico-ecografico a distanza.

PERCORSO

Rivolgersi al tel.: 330 277689

specificando una valutazione per trattamento loco-regionale eco-assistito di SINDROME DI HAGLUND

SINDROME DEL SENO DEL TARSO

La parola “seno” si riferisce a una cavità, più spesso nelle ossa. La cavità noto come il seno del tarso è situata sul lato esterno del piede davanti e sotto il malleolo esterno. La cavità è formata in corrispondenza della giunzione tra il calcagno e l’osso che si trova sopra il calcagno chiamato astragalo. Il calcagno forma il pavimento della cavità e l’astragalo crea il tetto. All’interno della cavità vi sono vasi sanguigni, nervi e legamenti. I legamenti hanno la funzione di tenere insieme le due ossa. “Sinus Sindrome Tarsi” si riferisce ad una condizione dolorosa che si rinviene in questa cavità nella porzione posteriore del piede. La causa più comune della sindrome del seno del tarso è una lesione in inversione del piede. Ciò si verifica quando il piede rotola verso l’interno e si estendono i tessuti molli della cavità. Il dolore in questa zona può anche essere causato da variazioni nella struttura ossea (es. speroni ossei, l’artrosi) e ponti ossei che possono essere responsabili dello sviluppo della sindrome del seno del tarso.

La sindrome da insufficienza della sotto-astragalica (SIS) è un quadro di sofferenza della sottoastragalica che può essere in rapporto sia a perdita della stabilità attiva (instabilità), sia a perdita della stabilità passiva (lassità). L’insufficienza da instabilità e in rapporto a patologia nervosa (centrale, periferica, propriocettiva) o muscolare; l’insufficienza da lassità, invece, è da mettere in rapporto a patologia traumatica o degenerativa in particolare del legamento interosseo astragalo-calcaneale. La diagnosi della SIS è essenzialmente soggettiva. A parte il dato anamnestico di possibile iniziale grave trauma distorsivo in inversione del retropiede. è importante la successiva comparsa di una sindrome seno-tarsica. Il paziente riferisce di non sentirsi sicuro sul suo piede in particolare su terreno accidentato ed il piede ha tendenza a cedere in inversione in carico. Obbiettivamente è importante, esclusa lassità di tibio-tarsica, la difficoltà a mantenere la monopedestazione.  Attualmente più significative per la diagnosi sono la  RMN e la artro-RMN sempre della sotto-astragalica posteriore.

La terapia eco-assistita (tre-quattro sedute) consiste, previa accurata sterilità ed anestesia locale,   nell’introduzione sotto assistenza ecografica di ago 23-25 G,

minima dose di steroide intra-sinusale in caso di marcata flogosi,

due dosi di O2-O3 (2-3 cc),

una dose di acido ialuronico a medio peso molecolare,

in alternativa trattamento con PRP (tre-quattro sedute a distanza di 15-20 giorni l’una dall’altra)

Il trattamento comprende:

Ecografia DIAGNOSTICA

Trattamento (3-4 sedute)

Controllo clinico-ecografico a distanza.

PERCORSO

Rivolgersi al tel.: 330 277689

specificando una valutazione per trattamento loco-regionale eco-assistito di SINDROME DEL SENO DEL TARSO

SINDROME DEL TUNNEL TARSALE

Il Tunnel Tarsale è situato nella parte mediale della caviglia ed è un tunnel osteo-fIbroso, dove decorrono il nervo ed i vasi tibiali posteriore ed i tendini dei muscoli tibiale posteriore, flessore lungo delle dita e flessore lungo dell’alluce. La compressione del nervo tibiale posteriore all’interno di questo canale osteo-fibroso è responsabile della Sindrome del Tunnel Tarsale.

 La clinica è caratterizzata da dolore, parestesie, disestesie ed ipoestesia alle dita ed alla superficie plantare del piede. Può essere inoltre presente ipotrofia ed ipostenia ai muscoli intrinseci del piede, oltre a dolore sulla parte mediale della caviglia evocato da una compressione a tale livello.

La tipica sintomatologia clinica associata ad ECOGRAFIA DEDICATA sono sufficienti per diagnosticare la Sindrome del Tunnel Tarsale.

Inizialmente si propende per una terapia di tipo conservativo. In assenza di risposta si procede a terapia locale.

La terapia LOCO-REGIONALE ecoassistita, dopo accurata sterilità e anestesia locale, consiste nell’introduzione sotto guida ecografica di ago 25 g, iniezione peri-neurale di  cortisonico depot (5 mg in una fiala da 40 mg)  nella prima seduta e successivamente di acido ialuronico a basso peso molecolare (due sedute) con succesiva miscela di O2-O3 (1 cc) due sedute.

Il  trattamento comprende:

 Ecografia diagnostica

 Trattamento ecoguidato (2-4 sedute)

Controllo clinico-ecografico a distanza di dieci-venti giorni.

PERCORSO

Rivolgersi al tel.: 330 277689

specificando una valutazione per trattamento loco-regionale eco-assistito di SINDROME DEL TUNNEL TARSALE

TENDINPATIA ROTULEA

Il tendine rotuleo origina dall’apice rotuleo e si inserisce sull’apofisi tibiale anteriore.
La sede più frequente di tendinopatia è sull’inserzione del tendine rotuleo prossimale o sulla tibia, non al centro del suo decorso.
Attraverso la diagnostica strumentale (ecografia) si è messo in evidenza la presenza di alterazioni ipoecogene con microlesioni del tessuto tendineo e delle aree specifiche di degenerazione che, solitamente, si trovano in prossimità del punto d’inserzione osteo-tendineo (entesi).
Le cause più frequenti sono: l’esecuzione del gesto sportivo, la superficie di gioco, carichi di allenamento eccessivi o squilibri muscolari, fattori costituzionali e malattie reumatiche.
Il trattamento consiste in un primo approccio conservativo (Medico ed FKT); al fallimento del quale subentra l’ipotesi invasiva (infiltrativa uso di fattori di crescita e/o acido ialuronico con ozono) ed eventualmente chirurgica ossia l’intervento consistente nella scarificazione  del tendine, asportazione delle eventuali calcificazioni.

La terapia eco-assistita (tre-quattro sedute) consiste, previa accurata sterilità ed anestesia locale,   nell’introduzione sotto assistenza ecografica di ago 25 G,

-needling e bleeding,

-minima dose di steroide perifasciale in caso di marcata flogosi dell’entesi.

-iniezione intra-peritendinea di acido ialuronico a basso peso molecolare,

-miscela O2-O3 (1-3 cc)

– in alternativa trattamento con PRP (tre-quattro sedute a distanza di 15-20 giorni l’una dall’altra)

Il trattamento comprende

Ecografia diagnostica

Trattamento (3-5 sedute)

Controllo clinico-ecografico a distanza.

PERCORSO

Rivolgersi al tel.: 330 277689

specificando una valutazione per trattamento loco-regionale  ecoassistito di TENDINOPATIA ROTULEA

SINDROME RETTO-ADDUTTORIA (PUBALGIA)

La pubalgia o sindrome retto-adduttoria è una sintomatologia dolorosa che interessa la regione addomino – pubo – crurale, caratterizzata da una tendinopatia inserzionale a carico dei muscoli adduttori e/o dei retti addominali. Interessa dal 2% al 7% di tutti gli infortuni sportivi e colpisce prevalentemente i maschi.

E’ una patologia che colpisce prevalentemente i calciatori, i rugbisti, gli hockeisti, gli sciatori, i saltatori di ostacoli. Nel calcio sia i gesti tecnici come il calciare, il salto per colpire di testa, il contrasto, il dribbling, sia le metodologie di allenamento, in particolare quelle che privilegiano lo sviluppo della forza esplosiva possono favorire il verificarsi di una pubalgia. Si manifesta con un dolore localizzato a livello inguinale con irradiazione alla regione adduttoria e a livello retto-pubico. Il dolore si può presentare dopo la prestazione atletica o durante la stessa con andamento ingravescente, tale da limitare o impedire l’attività agonistica.

Nella  fase acuta può essere utile l’assunzione di farmaci per via sistemica o infiltrativa locale e l’utilizzo di terapie strumentali a scopo analgesico ed antinfiammatorio, associate a terapie manuali e rieducative volte alla detensione e al rilassamento muscolare. Una volta risolta la fase acuta l’esecuzione corretta di esercizi di stretching e di riequilíbrio muscolare preparano la ripresa sportiva. La terapia eco-assistita (tre-quattro sedute) consiste, previa accurata sterilità ed anestesia locale,   nell’introduzione sotto assistenza ecografica di ago 21 G,

-needling e bleeding,

-minima dose di steroide  (5 mg) perifasciale in caso di marcata flogosi dell’entesi.

-iniezione intra-peritendinea di acido ialuronico a basso peso molecolare,

-miscela O2-O3 (1-3 cc)

in alternativa trattamento con PRP (tre-quattro sedute a distanza di 15-20 giorni l’una dall’altra)

Il trattamento comprende

Ecografia diagnostica

Trattamento (3-5 sedute)

Controllo clinico-ecografico a distanza.

PERCORSO

Rivolgersi al tel.: 330 277689

specificando una valutazione per trattamento loco-regionale ecoassistito per PUBALGIA

ARTROSI DELL’ANCA

Le linee guida dell’ “American college of Rheumatologists” (ACR) suggeriscono che l’uso della terapia intra-articolare con acido ialuronico è indicato nei pazienti che non hanno risposto ad un programma di terapia non farmacologia e/o di semplici analgesici e che la terapia intra-articolare può risultare particolarmente vantaggiosa nei pazienti in cui i FANS sono controindicati o siano risultati inefficaci. Anche se l’infiltrazione intra-articolare (IA) della coxofemorale può essere eseguita a cielo coperto, la prossimità della arteria e nervo femorale, con il conseguente rischio di iniezione intra-arteriosa o di emorragia e/o la possibilità di non iniettare il farmaco all’interno della cavità articolare rendono tale procedura non eseguita nella comune pratica clinica.

Come standardizzato da Migliore e Tormenta utilizziamo una tecnica di iniezione intra-articolare dell’anca con guida ecografica al fine di trasferire nell’anca i risultati ottenuti nel ginocchio con l’iniezione intra-articolare di prodotti ialuronici. In taluni casi puo’ essere utile una dose cortisonica nella prima iniezione a causa della frequente presenza di sinovite articolare con versamento ben documentabile con l’esame ecografico (e quindi con relativa agoaspirazione ecoguidata del versamento nella stessa seduta).

Riepilogando nell’artrosi dell’anca utilizziamo un protocollo personalizzato:

  • agoaspirazione (in caso di versamento intra-articolare) con o senza cortisonico depot.
  • iniezione di  miscela O2-O3 (1-4 cc)
  • viscosupplementazione eco-guidata intra-articolare  con acido ialuronico ad alto peso molecolare 

Tale metodica viene da noi implementata dalla preliminare introduzione di miscela O2-O3 con azione sterilizzante ed eutrofizzante l’articolazione.

in alternativa trattamento con PRP (tre-quattro sedute a distanza di 15-20 giorni l’una dall’altra)

L’iniezione intra-articolare può essere utilizzata nelle forme di artrosi iniziale ed intermedia evitando o rimandando l’intervento chirurgico, oppure “accompagnando” il Paziente, liberandolo dalla sintomatologia, in attesa dell’intervento  e riducendo sempre l’uso di anti-infiammatorio non steroideo. Nella Nostra esperienza (oltre 2000 infiltrazioni eseguite) il trattamento è ottimamente tollerato dal Paziente, praticamente indolore. Generalmente è sufficiente una viscosupplementazione ogni 4-6 mesi, anche se sono possibili, in relazione alle diverse situazioni, cadenze a frequenza sia maggiore che minore.

PERCORSO

Rivolgersi al  TEL: 330 277689

specificando una valutazione per eventuale TERAPIA INTRA-ARTICOLARE (viscosupplementazione) IN ARTROSI D’ANCA.

TECNICA DI  ESECUZIONE

I pazienti vengono esaminati in posizione supina con l’anca in rotazione interna di 15-20° (Fig.1). Viene utilizzata una sonda convex 3.5 MHz  o lineare da 7.5 MHz  (SONOSITE MICROMAXX) con applicata una guida sterile per biopsia nei casi di difficolta’ per obesità od anomalie. Si utilizza spesso nei soggetti magri la tecnica “eco-assistita o eco-mirata”. L’articolazione dell’anca è esaminata attraverso un approccio anteriore para-sagittale, laterale rispetto ai vasi femorali, evidenziabili con il color-doppler. La sonda è allineata con l’asse del collo del femore comprendente anche l’acetabolo e la testa del femore. L’iniezione intra-articolare si effettua inserendo nella guida bioptica un ago spinale G 20 0,9 x mm 90 con un approccio anterosuperiore (TECNICA DI MIGLIORE-TORMENTA).

Quindi, utilizzando un software di guida ecografica bioptica in “real-time”, l’ago viene introdotto nel recesso anteriore della capsula, a livello della testa del femore. Una volta che è a contatto con la testa del femore, l’ago viene ritirato di 1 mm. La preparazione di ialuronato viene quindi iniettata nell’anca  e la sua presenza all’interno dell’articolazione è evidenziata dal monitoraggio in tempo reale. In tutti i casi si ha la visualizzazione diretta dell’iniezione dei prodotti all’interno della stessa. La durata dell’esecuzione della tecnica iniettiva oscilla tra i 7 e i 10 minuti. Non occorre anestesia locale o generale.

ARTROSI DEL GINOCCHIO
 In corso di patologia degenerativa dell’articolazione del ginocchio il nostro intervento comprende una prima fase di valutazione clinico-radio-ecografica (sono sempre consigliate radiografie bilaterali con carico monopodalico alternato destro e sin  in due proiezioni), onde escludere una fase infiammatoria dell’artrosi ed evidenziare difetti di carico in valgo-varismo ortostatico dell’asse fisiologico spesso non rilevabili clinicamente. Se vengono evidenziati segni di versamento intra-articolare, intrabursale o si apprezzano flogosi associate, tendinitico-peritendinitiche, si procede al trattamento loco-regionale (artrocentesi del versamento ed infiltrazione condotta in ecoguida con corticosteroide depot).
 Esistono numerose tecniche per l’aspirazione ed infiltrazione dell’articolazione del ginocchio. Queste includono approcci mediali, laterali, ed anteriori ciascuno dei quali risulta pratico e dipende dalla preferenza del medico. L’approccio laterale è il più comune e prevede l’inserimento dell’ago nel tessuto molle fra la patella ed il femore e diretto con un angolo di 45° nel centro della parte laterale dell’articolazione. L’approccio mediale prevede l’inserimento dell’ago nella parte mediale dell’articolazione sotto la metà della patella ed è diretto verso il polo patellare opposto. Nell’approccio anteriore il ginocchio è flesso di 60-90° e l’ago viene inserito medialmente o lateralmente rispetto al tendine patellare e parallelamente al plateau tibiale. Quest’ultima tecnica è da noi preferita  per la maggiore facilità di ingresso nell’articolazione nelle situazioni di osteoartrite avanzata. Tuttavia, l’approccio anteriore comportando un maggiore rischio di danno al menisco da parte dell’ago viene utilizzato quando coesistono meniscosi con versamenti peri ed intra-meniscali dove l’ecoguida permette di raggiungere “precisamente il bersaglio”.
Protocollo terapeutico con somministrazione sequenziale di ACIDO IALURONICO AD ALTO PESO MOLECOLARE con 3-5 infiltrazioni sequenziali a cadenza settimanale.
Tale metodica viene da noi implementata dalla preliminare introduzione di miscela O2-O3 con azione sterilizzante ed eutrofizzante l’articolazione.
Ottime risposte cliniche si ottengono regolarmente negli stadi I°- II° di Kellgren-Laurence. Negli stadi III°- IV° la risposta clinica alla terapia è spesso subordinata  alla riduzione del peso corporeo e correzione dei difetti di carico in valgo-varismo con ginocchiere articolate e ortesi plantari. Si consiglia infine una terapia medica di mantenimento con condroprotettori e fisioterapia di rinforzo muscolare come indicato da linee guida internazionali.
I° INFILTRAZIONE INTRA-ARTICOLARE (miscela O2-O3  pari a 1-3 cc) con accesso antero-mediale, antero-laterale o sottorotuleo a seconda del quadro eco-radiografico, 1/2 fiala di cortisonico depot (20 mg).
 
II° INFILTRAZIONE INTRA-ARTICOLARE (dopo una settimana) acido ialuronico ad alto peso molecolare con 2 -4  cc di miscela O2-O3 con accesso antero-mediale o antero-laterale o sottorotuleo a seconda del quadro eco-radiografico.
 
III° INFILTRAZIONE INTRA-ARTICOLARE (dopo una settimana) acido ialuronico ad alto peso molecolare con 2-4  cc di miscela O2-O3 con accesso antero-mediale o antero-laterale o sottorotuleo a seconda del quadro eco-radiografico.
 
 IV° INFILTRAZIONE INTRA-ARTICOLARE (dopo una settimana) acido ialuronico ad alto peso molecolare con 2-4 cc di miscela O2-O3 con accesso antero-mediale o antero-laterale o sottorotuleo a seconda del quadro radiografico
 
V° INFILTRAZIONE INTRA-ARTICOLARE (a tre-sei mesi) acido ialuronico ad alto peso molecolare con 2-4 cc di miscela O2-O3 con accesso antero-mediale o antero-laterale o sottorotuleo a seconda del quadro radiografico.
in alternativa trattamento con PRP (tre-quattro sedute a distanza di 15-20 giorni l’una dall’altra).

PERCORSO

Rivolgersi al Tel: 330 277689

specificando una valutazione per trattamento loco-regionale eco-assistito di ARTROSI DI GINOCCHIO

 ARTROSI DI CAVIGLIA
L’ artrosi è data dalla progressiva degenerazione della cartilagine articolare che riveste la parte terminale della tibia e la superficie dell’astragalo. E’ grazie alla cartilagine che le parti ossee possono scivolare una sull’altra senza fare attrito e, quindi, senza usurarsi. Nelle prime fasi dell’ artrosi, lo strato di cartilagine perde la sua continuità o le sue caratteristiche fisiche (elasticità, lucentezza, regolarità). Negli stadi più avanzati, la cartilagine scompare in zone più o meno ampie e l’osso sottostante viene allo scoperto.  Senza la protezione della cartilagine, l’osso reagisce indurendosi e producendo delle escrescenze (osteofiti) che ne deformano il profilo. La membrana sinoviale diventa cronicamente infiammata e produce una maggiore quantità di liquido sinoviale che rigonfia la caviglia. La capsula articolare s’irrigidisce e limita i movimenti. L’ artrosi è una patologia dell’età avanzata, ma quella della caviglia è spesso la conseguenza di un trauma e può colpire anche soggetti relativamente giovani.
versamento articolare (*); freccia (ago); punta di freccia (apice dell’ago entrato in articolazione)
IL Protocollo terapeutico con somministrazione sequenziale di ACIDO IALURONICO A MEDIO-ALTO PESO MOLECOLARE con 3-5 infiltrazioni sequenziali a cadenza settimanale.
Tale metodica viene da noi implementata dalla preliminare introduzione di miscela O2-O3 con azione sterilizzante ed eutrofizzante l’articolazione.
Ottime risposte cliniche si ottengono regolarmente negli stadi I°- II° di Kellgren-Laurence.
La terapia LOCO-REGIONALE ecoassistita, dopo accurata sterilità e anestesia locale, consiste nell’ introduzione sotto guida ecografica di ago 23 g, iniezione intra-articolare cortisonico depot (10-20 mg)  nella prima seduta e successivamente di acido ialuronico a basso peso molecolare (tre sedute) con succesiva miscela di O2-O3 (1 cc);
in alternativa trattamento con PRP (tre-quattro sedute a distanza di 15-20 giorni l’una dall’altra).
 
Il  trattamento comprende:
Ecografia diagnostica
 
Trattamento ecoguidato (3-5 sedute).
 
Controllo clinico-eco dopo 4 settimane.

PERCORSO

Rivolgersi al tel. 330 277689

specificando una valutazione per trattamento loco-regionale percutaneo ecoassistito per ARTROSI DI CAVIGLIA

CISTI PARA – ARTICOLARI

 L’ecografia è un esame particolarmente contributivo nella diagnosi delle lesioni cistiche dell’apparato locomotore. Tutti i tipi di cisti sinoviali o mucoidi possono beneficiare di questo esame, in particolare le cisti non palpabili. È questo il caso delle cisti dorsali del polso, delle cisti para-glenoidee, o inter-condiloidee del ginocchio. L’iniezione ecoguidata di steroidi è una soluzione terapeutica semplice ed efficace nonostante il tasso di recidività di queste lesioni. Tecnicamente si preferisce l’uso di aghi di grosso calibro per aspirare il contenuto cistico.

-minima dose di steroide intra-cistico (10-20 mg di triamcinolonone acetato).

-miscela O2-O3 (1-3 cc).

Il trattamento comprende

Ecografia diagnostica

Trattamento (2-3 sedute)

Controllo clinico-ecografico a distanza.

PERCORSO

Rivolgersi al tel.: 330 277689

specificando una valutazione per trattamento loco-regionale percutaneo eco-assistito di AGOASPIRAZIONE CISTICA CON EVENTUALE TRATTAMENTO

 

BORSITI

Si tratta di patologie frequentemente associate a lesioni tendinee o articolari. Nell’organismo esiste un numero elevato di borse, alcune a localizzazione profonda, altre più superficiali, suscettibili ad irritazione ed infiammazione cronica. Le eziologie traumatiche, microtraumatiche, infettive, infiammatorie e micro-crostalline sono le più frequenti. Le iniezioni intra-borsali di derivati cortisonici sono considerate efficaci nella maggior parte delle patologie delle borse, ad eccezione delle borsiti infettive. Fra le localizzazioni più frequenti vi è la borsa sub-acromio-deltoidea, la borsa retro-calcaneare profonda, le borse peri-trocanteriche, la borsa ilio tibiale, la borsa dell’ileo psoas e la borsa bicipito-radiale.

BORSA TROCANTERICA

La borsa trocanterica è localizzata sopra la prominenza laterale della grande trocantere del femore. La borsite trocanterica è la principale indicazione per le iniezioni terapeutiche in questa regione, ed è associata a pressione cronica o trauma a carico di quest’area. Anormalità nella lunghezza dell’arto, obesità, artrite reumatoide ed osteoartrite sono le patologie associate e da indagare nei pazienti trattati.

Il trattamento comprende

Ecografia diagnostica

Trattamento (2-3 sedute)

Controllo clinico-ecografico a distanza.

BORSA ANSERINA

La borsa anserina è localizzata tra il legamento mediale collaterale ed i tendini sartorio, gracile e semitendinoso. Traumi diretti o frizione ripetuta sopra la borsa possono portare ad infiammazione e dolore. Il gonfiore della borsa anserina e prepatellare può essere alleviato con l’iniezione di corticosteroidi.

Il trattamento comprende

Ecografia diagnostica

Trattamento (2-3 sedute)

Controllo clinico-ecografico a distanza.

PERCORSO

Rivolgersi al Tel.: 330 277689

specificando una valutazione per trattamento loco-regionale percutaneo ecoassistito per BORSITE

EMATOMI E DISTRAZIONI MUSCOLARI

L’ecografia permette l’identificazione di raccolte di liquidi del volume di 1-2 ml, e migliora il successo clinico degli interventi di evacuazione. I traumi muscolari, estrinseci ed intrinseci, sono frequentemente in ambito sportivo  AGONISTICO e/o amatoriale accompagnati da un sanguinamento interno intra o peri-muscolare. L’ecografia, considerata come la tecnica di riferimento per la diagnosi delle lesioni muscolari traumatiche, permette allo stesso tempo di evacuare ematomi.

  • I traumi diretti inducono una raccolta ematica a livello della zona contusa o nel tessuto sottocutaneo. Si tratta in questi casi di ispessimenti misti ematici e linfatici.
  • I traumi indiretti determinano invece degli ematomi raramente intramuscolari, più spesso peri-muscolari o inter-apo-nevrotici.

Rispetto ad un’iniezione alla cieca, dolorosa e spesso inefficace, l’iniezione ecoguidata è un gesto clinico facile e poco doloroso.  Deve essere quindi proposta ad un paziente quando i seguenti criteri ecografici sono favorevoli: ematoma raccolto ed in fase liquida.    Il gesto non presenta alcuna difficoltà tecnica se si utilizza un ago di calibro sufficiente (18 G generalmente) e se la fase liquida è ben presente ben rilevabile ecograficamente. L’iniezione deve essere associata ad una riduzione efficace del volume che limiti la recidività ematica e la comparsa di una succesiva effusione linfatica.

Il trattamento comprende

Ecografia diagnostica

TRATTAMENTO (3-4 sedute) DI CUI DUE CON INIEZIONE INTRA-MUSCOLARE ECO-ASSISTITA DI O2-O3 (2 CC) E 3 SEDUTE DI PRP

Controllo clinico-ecografico a distanza.

Utile risulta un bendaggio compressivo per 3-5 gg. dopo l’ago-aspirazione ecoguidata.

PERCORSO

Rivolgersi al tel.: 330 277689

specificando una valutazione per trattamento loco-regionale ecoassistito PER DISTRAZIONE MUSCOLARE ED AGOASPIRAZIONE DI EMATOMA

ASCESSI

L’aspirazione di ascessi è un’altra valida indicazione della guida ecografica per qualunque localizazione anatomica di queste raccolte di essudati. Possono beneficiare di questa tecnica in particolare gli ascessi dell’ileo psoas e quelli situati in prossimità di materiale di osteo-sintesi per i quali lo scanner non è contributivo.

 ARTRITI
 Artrite reumatoide. L’approccio infiltrativo permette di raggiungere il target (versamento ed ispessimento sinoviale) evitando il tendine estensore annullando la fase di attivita’. Il ruolo della terapia infiltrativa ecoguidata e’ adiuvante alla terapia farmacologica e raramente sostitutivo con somministrazione di minore principio attivo farmacologico per ottenere l’effetto terapeutico desiderato (quindi riduzione degli effetti collaterali) del farmaco utilizzato (cortisonico).

sinovite della MCF (*), ispessimento sinoviale (°), testa metacarpale (m), base falange (f), tendine estensore (t)

Spondilo-entesoartriti (artrite psoriasica). Il ruolo della terapia infiltrativa ecoguidata e’ adiuvante alla terapia farmacologica (mirato sull’entesi che essendo poco vascolarizzata viene meglio raggiunta dall’infiltrazione) e raramente sostitutivo con somministrazione di minore principio attivo farmacologico per ottenere l’effetto terapeutico desiderato (quindi riduzione degli effetti collaterali) del farmaco utilizzato (minimo cortisonico, ossigeno ozono ed acido ialuronico).

Artrite gottosa e condrocalcinosica

Il ruolo della terapia infiltrativa ecoguidata e’ adiuvante alla terapia farmacologica e raramente sostitutivo con somministrazione di minore principio attivo farmacologico per ottenere l’effetto terapeutico desiderato (quindi riduzione degli effetti collaterali) del farmaco utilizzato (cortisonico).

A) profilo della testa metacarpale ben delineato in condrocalcinosi con lieve versamento articolare B) scansione mirata alla visualizzazione del T. estensore

SCOPI

  • Raggiungere con precisione la sede anatomica sofferente (target)
  • Utilizzare, quindi, la minima dose efficace di farmaco
  • Poche sedute infiltrative
  • Facilitare il programma di terapia fisica e riabilitativa
  • Trattare i pazienti “non responders” o intolleranti alla terapia sistemica
  • Monitoraggio della malattia

Il trattamento comprende

Ecografia diagnostica

Trattamento (3 sedute) previa eventuale aspirazione ecoguidata se presente marcata quantità di versamento. In presenza di sinovite proliferativa sono da indicare sedute aggiuntive.

CORTISONICO DEPOT 20-40 mg E MINIMA DOSE DI O2-O3 (1-2 CC)

Controllo clinico-ecografico a distanza.

PERCORSO

Rivolgersi al tel.: 330 277689

specificando una valutazione per trattamento loco-regionale eco-assistito di MONO-OLIGOARTRITE ACUTA O CRONICA

ARTROSI SACRO-ILIACA E SACRO-ILEITE IN CORSO DI SPONDILOARTRITE

Nella diagnosi differenziale della lombalgia è  necessario considerare anche  le patologie dell’articolazione sacro-iliaca in quanto più del 22% dei soggetti con sintomi lombari presenta in realtà problemi dell’articolazione sacroiliaca.Tali problemi  sono simili alla lombalgia discogena o radicolare. L’incidenza di tale patologia è sicuramente aumentata negli ultimi 10 – 15 anni, e questo è legato a molteplici fattori tra cui i seguenti:

  • Aumento del numero di pazienti operati al rachide di artrodesi vertebrale lombare
  • Aumento dei pazienti portatori di artroprotesi totale d’anca
  • Aumento di attività comportanti un sovraccarico a livello della sacroiliaca

La funzione principale dell’articolazione sacroiliaca  è trasferire il peso dalla parte superiore del corpo agli arti inferiori. Il dolore della sacro-ilaca può essere causato da una “ipermobilità” dell’articolazione  dovuta una differenza di lunghezza degli arti inferiori, anomalie dell’andatura, un trauma da incidente stradale e lunghe artrodesi lombari per il trattamento della scoliosi o della instabilità vertebrale. Recenti studi dimostrano che, a 5 anni dall’intervento chirurgico di fusione lombare, l’incidenza dei casi di degenerazione dell’articolazione sacro-ilaca è pari al 75 %. Il  paziente con patologia  della sacro-iliaca presenta un dolore riferito alla articolazione sacro-iliaca ,dolore alla cresta iliaca ,gluteo ed inguine con possibile irradiazione all’arto inferiore omolaterale.

Ai fini della diagnosi di disfunzione dell’articolazione sacroiliaca  è necessaria:

  • un’adeguata anamnesi del paziente
  • positività di almeno tre test  provocativi della sacro-ilaca,
  • valutazione degli esami  di diagnostica per immagini.

Nei casi in cui si sospetti che l’origine della lombalgia sia riconducibile all’articolazione  sacro-iliaca, è possibile ottenere una conferma mediante l’esecuzione di un’iniezione intrarticolare di lidocaina.

ARTROSI SACRO-ILIACA SIN (FRECCE)

INFILTRAZIONE ECOGUIDATA DELLA SACRO-ILIACA

Il risultato di questo test costituisce la prova diagnostica decisiva: la risoluzione temporanea dei sintomi in seguito all’iniezione di lidocaina indica infatti che l’articolazione sacro-ilaca  è la causa della lombalgia. Tuttavia la configurazione complessa dell’articolazione sacro-ilaca rende difficile la penetrazione dell’ago all’interno di tale struttura. Le iniezioni alla cieca non sono affidabili: solo il 22% delle iniezioni nell’articolazione  eseguite senza una tecnica di imaging sono state realmente eseguite all’interno dell’articolazione. Molti studiosi hanno concluso che le infiltrazioni della sacro-ilaca diagnostico-terapeutiche eco-guidate sono una valida alternativa a quelle eseguite con modalità fluoroscopica o TAC guidata in quanto permettono la somministrazione mirata nell’articolazione senza radiazioni.

Nelle forme infiammatorie  croniche (sacrolieite in corso di spondilo-entero-artriti) l’infiltrazione  di cortisonico depot è indicata per controllare le fasi di attività di malattia con riduzione del trattamento farmacologico di base. L’acido ialuronico può portare ad una remissione del dolore perdurante per mesi nelle forme artrosiche, mentre nelle forme da instabilità meccanica (più frequenti) il beneficio può essere di breve durata.

La terapia LOCO-REGIONALE ecoassistita, dopo accurata sterilità, consiste nell’ introduzione sotto guida ecografica di ago 21 g, iniezione intra-articolare (2 punti) di acido ialuronico a basso-medio peso molecolare nelle forme artrosiche, minime dosi di steroide (3 punti) rigorosamente intra-articolare con succesiva miscela di O2-O3 (1 cc) nelle forme infiammatorie croniche in acuzie.

Il  trattamento comprende:

Ecografia diagnostica e radiografia bacino per S-I  eventuale TC

Trattamento ecoguidato (5 sedute)

Controllo clinico-ecografico a distanza.

PERCORSO

Rivolgersi al tel.: 330 277689

specificando una valutazione per trattamento loco-regionale eco-assistito di ARTROSI DELLA SACRO-ILIACA O SACROILEITE IN CORSO DI SPONDILOARTRITE


SINDROME INTER-FACCETTARIA VERTEBRALE

Questa sindrome consiste nel deterioramento artrosico delle faccette articolari (o articolazioni zigo-apofisarie). Ogni vertebra è collegata attraverso le “faccette articolari”. Queste sono delle piccole articolazioni che si trovano lateralmente alle vertebre e hanno il compito di stabilizzare la colonna vertebrale e limitare i movimenti eccessivi. La “sindrome inter-faccettaria” od osteoartrite lombare e cervicale occorre quando le articolazioni vanno incontro a processo artrosico. Il danno può essere dovuto al graduale e quotidiano logoramento ma anche a traumatismi e avviene dopo la degenerazione di un disco intervertebrale. La cartilagine che tappezza le faccette articolari viene progressivamente distrutta. Le articolazioni diventano dolenti e rigide. Le ossa delle due vertebre  portano alla formazione di escrescenze di osso sul bordo delle articolazioni (chiamate “osteofiti”).

L’osteoartrite delle faccette articolari LOMBARI è inizialmente trattata con riposo, farmaci antinfiammatori,  fisioterapia, terapia loco-regionale ecoguidata . Il blocco delle faccette articolari può essere sia diagnostico che terapeutico per il dolore: iniettando in queste articolazioni si conferma che l’origine del dolore siano davvero le articolazioni e contemporaneamente i farmaci possono alleviare l’infiammazione ed arrestare la progressione. Questa tecnica si esegue in anestesia locale introducendo un ago e sotto controllo ecografico si iniettano farmaci quali CORTISONICO DEPOT ed anestetici locali per ogni faccetta trattata. Normalmente si trattano almeno 2 faccette per lato contemporaneamente.

Il trattamento infiltrativo con tecnica eco-guidata  delle faccette articolari CERVICALI prevede  un approcio longitudinale mediano cervicale  con la sonda ecografica per localizzare i processi spinosi, quindi con una scansione parasagittale mediana si localizza la faccetta articolare su cui eseguire l’infiltrazione.
L’uso di immagini ad ultrasuoni  permette la visualizzazione di superfici ossee e tessuti molli e l’immagine può essere seguita in modo continuo mentre  il farmaco iniettato può essere visualizzato in tempo reale, aumentando così la precisione dell’ infiltrazione.

Il trattamento comprende

Rx rachide cervicale o lombare (2 pr) eseguito preventivamente

Ecografia terapeutica

Trattamento (4 sedute)

 Triamcinolone acetonide (una fiala)+ lidocaina (3-4 cc) e minima dose O2-O3 (1-2 cc)

 Controllo clinico-ecografico a distanza.

PERCORSO

Rivolgersi al tel.: 330 277689

specificando una valutazione per trattamento loco-regionale eco-assistito di SINDROME INTERFACCETTARIA LOMBARE E/O CERVICALE


Nel caso desiderasse  comunque ulteriori chiarimenti oppure  gradisse  parlare direttamente con noi ci può chiamare serenamente telefonando allo 330 277689 dalle 9 alle 11